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Home / Blog / Lo yoga non è uno sport. Ma se lo fosse sarebbe il migliore!

Lo yoga non è uno sport. Ma se lo fosse sarebbe il migliore!

Per quasi dieci anni non ho praticato nessun altro sport. Eppure oggi, a 35 anni, mi sento nella forma fisica migliore della mia vita. Non perché abbia trovato lo “sport perfetto”, ma perché ho scoperto qualcosa che, per me, va molto oltre lo sport: lo Yoga.

Ma quindi lo Yoga è uno sport?

No. O almeno, non nel senso in cui siamo abituati a intendere la parola sport. Lo sport nasce generalmente con l’obiettivo di allenare il corpo, migliorare una prestazione, sviluppare forza, resistenza, velocità o coordinazione. Lo Yoga può fare tutto questo, ma non si ferma lì. Ed è proprio questa, secondo me, la sua incredibile forza.

Quando pratico Yoga non sto semplicemente allenando i muscoli. Sto imparando ad ascoltare il respiro, a percepire il corpo, a riconoscere tensioni, sensazioni, emozioni e stati mentali. Sto imparando, semplicemente, a esserci.

Il corpo è solo l’inizio

Questa è una delle differenze più profonde rispetto a qualsiasi altra forma di allenamento. Non significa che stretching, Pilates o altri sport siano meno validi: ognuno ha i propri obiettivi e i propri benefici. Ma nello Yoga il movimento diventa un mezzo per sviluppare presenza e consapevolezza.

Il respiro accompagna ogni movimento, e quando inizi davvero ad ascoltarlo, qualcosa cambia. La respirazione lenta e consapevole può favorire una maggiore attivazione del sistema nervoso parasimpatico, aiutando il corpo a passare da uno stato di allerta a uno stato di maggiore calma e regolazione. Così gli effetti della pratica non rimangono confinati al corpo fisico: il modo in cui respiri influenza il modo in cui ti muovi, il modo in cui ti muovi influenza il modo in cui ti senti, e il modo in cui ti senti inevitabilmente influenza il modo in cui vivi. È una cascata.

Lo Yoga cambia insieme a te

Forse è proprio questo che amo di più: lo Yoga non è qualcosa che devi fare sempre allo stesso modo. Cambia con te, con le stagioni, con l’età, con quello che stai vivendo, con il momento della giornata.

Ci sono giorni in cui ho bisogno di muovermi, di sentirmi forte, di energizzarmi. Altri in cui ho bisogno di rallentare. Altri ancora in cui il mio corpo mi chiede semplicemente di sciogliere una tensione, respirare e stare. Dopo un lungo viaggio posso costruire una pratica per ritrovare mobilità; dopo una giornata davanti al computer posso lavorare sulle zone più contratte; quando mi sento scarico posso creare una sequenza più dinamica, e quando sono agitato posso rallentare, respirare e lasciare che il corpo faccia il suo lavoro.

La pratica giusta non è necessariamente quella più intensa: è quella di cui hai bisogno in quel momento. Ed è qui che, secondo me, lo Yoga diventa qualcosa di straordinariamente potente.

Non c’è nessuna medaglia da conquistare

C’è un’altra cosa che, per me, rende lo Yoga profondamente diverso dalla logica della prestazione. Soprattutto nello sport agonistico, spesso ci si allena per raggiungere un obiettivo: migliorare una prestazione, vincere una gara, conquistare una medaglia o una coppa. E quando quell’obiettivo viene raggiunto, può arrivare il momento di fermarsi.

Nello Yoga non c’è nessuna medaglia da conquistare, non c’è nessun traguardo oltre il quale puoi dire “adesso ho finito”. L’obiettivo non è riuscire a fare l’asana più complessa: una postura più difficile non è necessariamente una postura migliore. Il vero obiettivo dello Yoga è conoscersi, imparare ad ascoltare il proprio corpo, riconoscere la propria energia, osservare la propria mente e sviluppare la capacità di stare con ciò che c’è.

Parliamo di un percorso che non finisce mai davvero: puoi iniziare a praticare per diventare più flessibile e, con il tempo, scoprire che lo Yoga ti sta insegnando soprattutto ad accettare il tuo corpo per quello che è. Puoi arrivare sul tappetino cercando una postura e scoprire che, in realtà, avevi bisogno di fermarti.

Il traguardo più grande non è essere il più forte, né il più flessibile, né fare l’asana più difficile, ma stare bene, sentirsi bene, essere in pace.

Il mio augurio

Il mio augurio è che ognuno possa, prima o poi, scoprire cosa significa davvero Yoga. Non necessariamente attraverso la mia pratica, né attraverso quella di qualcun altro, ma attraverso la propria. Perché il viaggio dello Yoga è profondamente personale, e con il tempo può diventare un modo per prendersi cura di sé a 360°: del corpo, del respiro, della mente, delle emozioni e, forse, anche del modo in cui ci relazioniamo con il mondo.

Oggi, dopo quasi 10 anni di cammino, posso dire con estrema trasparenza che non pratico più Yoga per migliorare nello Yoga! Lo pratico perché farlo mi fa stare bene. E forse è proprio questa la domanda che puoi portare con te sul tappetino:

“Di cosa ho bisogno oggi?”

Non cercare sempre di fare di più. Ascolta. Respira. E lascia che sia la tua pratica a darti, ogni giorno, una risposta diversa.

Perché lo Yoga non è soltanto ciò che fai sul tappetino. È soprattutto quello che impari di te sul tappetino e che porti nel modo anche dopo averlo arrotolato!

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