Un paio di settimane fa ho scritto che settembre, per me, ha sempre avuto il sapore di un nuovo inizio: il momento dei buoni propositi, in cui decidiamo di riprendere ad allenarci, mangiare meglio, meditare, iniziare un progetto o abbandonare un’abitudine che non ci fa bene.
C’è però un problema. Decidere di cambiare è facile. Continuare a scegliere quel cambiamento quando smette di essere comodo è tutta un’altra storia. Ed è proprio qui che entra in gioco quello che la Kabbalah mi ha insegnato a chiamare l’Avversario.
L’Avversario ama la strada più facile
Ho incontrato questo concetto anni fa ne Il potere della Kabbalah di Yehuda Berg, ed è diventato uno degli insegnamenti che più cerco di applicare nella vita di tutti i giorni. L’Avversario non è qualcuno che vuole il nostro male: è, molto più semplicemente, quella parte di noi che cerca la gratificazione immediata e ci spinge a reagire in automatico.
Hai deciso di allenarti: “Oggi sono stanco, comincio domani.” Dovresti lavorare a qualcosa di importante: “Guardo il telefono cinque minuti e poi inizio.” Qualcuno ti provoca: “Adesso gli rispondo, perché questa volta ho ragione io.”
Sappiamo che una certa scelta ci farà stare meglio domani, ma ce n’è un’altra che può farci stare bene adesso. Ed è incredibile quanto quest’ultima sappia essere convincente.
La resistenza: lo spazio tra impulso e azione
Uno dei principi che più mi ha colpito della Kabbalah è quello della resistenza. L’idea è semplice: quando nasce un desiderio reattivo, possiamo provare a non trasformarlo immediatamente in un’azione. Fermarci, osservarlo, e solo dopo scegliere.
Non significa reprimere ciò che sentiamo. Posso essere arrabbiato senza essere obbligato a rispondere male, posso non avere voglia di allenarmi senza essere obbligato a restare sul divano, posso desiderare qualcosa senza doverla ottenere subito. Non tutto ciò che sentiamo deve diventare un’azione, ed è proprio nello spazio tra queste due cose che comincia una parte importantissima del lavoro su noi stessi.

Più forte è l’Avversario, maggiore può essere la Luce
Qui arriva il principio che trovo più affascinante. Nell’insegnamento presentato da Berg, più forte è il desiderio di reagire, maggiore è la Resistenza che possiamo esercitare; e maggiore è la Resistenza, maggiore è la Luce che possiamo rivelare.
Se qualcuno mi provoca ma ciò che dice non mi tocca minimamente, non rispondere è facile. Ma se colpisce esattamente il mio punto debole? Se tutto dentro di me vuole reagire e proprio in quel momento riesco a fermarmi e scegliere consapevolmente? È lì che la resistenza assume un valore completamente diverso.
Succede anche nelle situazioni più banali. Il divano dà piacere subito, l’allenamento richiede uno sforzo ma spesso ci lascia qualcosa molto più a lungo. Rispondere d’impulso può darci soddisfazione per trenta secondi; essere riusciti a mantenere il controllo può accompagnarci per tutta la giornata.
Per questo ho iniziato a interpretare la Luce anche in modo molto concreto: come quella sensazione profonda che provo quando, invece di essere trascinato da un impulso, riesco a comportarmi in accordo con la persona che voglio essere. Non sempre ci riesco, ma quando succede la differenza la sento.
Il Guerriero di Luce
C’è un motivo se nel Vira Flow Yoga torna così spesso l’immagine del guerriero. Una parte nasce di sicuro dal mio passato nelle arti marziali, ma dietro al Guerriero di Luce c’è anche questa ricerca spirituale.
Per me il guerriero non è qualcuno che ha sconfitto definitivamente rabbia, paura, ego o desiderio: è qualcuno che prova a non esserne governato.
E anche il tappetino può diventare un piccolo laboratorio. Arriva la fatica e la mente vuole mollare; oppure accade il contrario, ed è l’ego a volersi spingere oltre anche quando il corpo sta chiedendo di fermarsi. In entrambi i casi posso reagire in automatico, oppure posso osservare, respirare e scegliere.
È una delle idee alla base del mio approccio: il guerriero non combatte contro se stesso, combatte per rimanere libero di scegliere.
Un piccolo esperimento
La prossima volta che sentirai un forte impulso a fare qualcosa, prova a non chiederti subito se sia giusto o sbagliato. Osservalo, e chiediti: cosa sto cercando in questo momento? Una gratificazione immediata, o qualcosa che desidero davvero costruire?
Poi concediti un respiro prima di agire. Magari farai esattamente ciò che avresti fatto comunque, magari no. Ma avrai creato uno spazio tra reazione e scelta. Ed è proprio in quello spazio che, ancora oggi, continuo a cercare la mia Luce.












